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I pesci sudano?

(clicca per ingrandire.)
di Dino (4^F)
Karl Mintzberger non è, nonostante il nome, un calciatore né un pilota di F.1.
Una volta che provò a giocare a calcio, da bambino, prese di testa un pallone nel quale qualcuno - non si sa se per dimenticanza o per pura cattiveria - aveva lasciato l'ago d'acciaio usato per gonfiarlo.
Karl lo colpì proprio dalla parte dell'ago e finì al pronto soccorso della sua cittadina.
Quando lasciò l'ospedale, dopo due settimane (lo avevano dimenticato in un corridoio, su una barella: le cose non funzionavano molto bene, da quelle parti, quarant'anni fa) giurò a se stesso che non avrebbe mai più giocato a calcio in vita sua.
E mantenne la promessa.
Negato per tutti gli sport, Karl eccelse negli studi, nonostante il colpo che aveva ricevuto in fronte e che gli aveva lasciato una profonda cicatrice.
Negli anni della scuola era bravo soprattutto nelle materie classiche: sarebbe diventato un ottimo latinista, ma la famiglia lo dirottò, di prepotenza, verso la chimica e la fisica.
Si laureò con il massimo dei voti e con l'abbraccio accademico a ventidue anni.
Dopo avere trascorso una vacanza-premio di tre giorni sul Baltico (in pieno inverno, con temperature che oscillavano fra i 30° e i 40° sotto zero) venne assunto in una fabbrica di missili, con l'incarico di trovare la formula di un nuovo propellente ricavato da fragole, mirtilli e altri frutti di bosco.
Karl si impegnò a fondo: per quindici anni compì esperimenti dei quali nessuno sapeva nulla, rinserrato com'era in un bunker segreto al quale soltanto i dirigenti avevano libero accesso (anche se in tanti anni il brillante scienziato non ricevette neppure una visita).
Alla fine, quando al termine di costosissime ricerche non aveva ottenuto altro che marmellate di vario gusto, che regalava ai ragazzini della città, Karl Mintzberger si rese conto che per lui stavano per avere inizio giorni difficili.
Altri scienziati che, in precedenza, avevano fallito gli obiettivi che avrebbero dovuto raggiungere, erano stati convocati e di loro non si era più saputo nulla.
Erano circolate voci sinistre, che parlavano di: deportazioni, campi di concentramento o liquidazioni sommarie: in poche parole, c'era poco da stare allegri.
Per questo motivo, quando ricevette la convocazione della sede centrale, invece di presentarsi, preferì saltare sul primo treno e fuggire negli Stati Uniti dove avrebbe potuto dedicarsi alla sua attività preferita: lo studio del latino.
Le cose, invece, andarono diversamente.
Anche l'America aveva bisogno di scienziati e Karl, con il suo passato, venne piazzato in un laboratorio tutto per lui.
Unica differenza: avrebbe potuto scegliere il ramo nel quale indirizzare le proprie ricerche (che sarebbero state, ovviamente, finanziate dallo Stato).
Karl ricevette un finanziamento per mettere a punto un termometro capace di misurare la temperatura degli uccelli.
Contemporaneamente a lui un altro studioso: Mai Wing Chong, proveniente dalla Cina stava studiando la possibilità di ottenere, da galline con la febbre, uova già cotte: per questo era necessario un termometro.
Karl dopo aver visitato i pollai di mezza America e fatto collezione di galline di ogni razza e dimensione (si servì, in verità, anche di qualche tacchino), brevettò un termometro che avrebbe dovuto essere piazzato sotto la coda dei pennuti.
Un oggetto dal gradevole design, che venne venduto in milioni di esemplari ma che non ottenne alcun risultato pratico: le galline febbricitanti facevano sempre uova dallo sgradevole sapore di bruciaticcio, rifiutate dai consumatori in massa.
Per fortuna Karl ottenne un altro finanziamento - questa volta di soli cinque milioni di dollari - per scoprire se i pesci sudano.
Una ricerca importante, che poteva avere conseguenze impensabili sui delicati rapporti tra i paesi dell'emisfero settentrionale e quelli dell'emisfero meridionale.
Certo, stabilire se i pesci - che vivono nell'acqua e perciò sono sempre bagnati - sudano o meno, è un'impresa tutt'altro che facile.
Per prima cosa è necessario che la temperatura dell'acqua sia calda, dal momento che al freddo nessuno che non sia un eschimese suda; inoltre è necessario far compiere ai pesci sforzi pilotati, per studiarne le reazioni.
Per il momento Karl sta ancora esplorando, con un minisommergibile, le profondità oceaniche.
Ha chiesto un nuovo finanziamento ed è in attesa che arrivino i soldi per costruire una palestra subacquea per triglie e orate.



Anche i pesci sudano ma non come intendiamo noi. Quando si suda, sulla pelle si raccoglie acqua la cui evaporazione sottrae calore al corpo, raffreddandolo. Poiché non c'è vento sott'acqua, i pesci non ricaverebbero alcun vantaggio dalla sudorazione. Perciò non sudano. Qualcosa di simile alla sudorazione esiste tuttavia in certi pesci. Quando sudiamo, oltre all'acqua perdiamo sali. Anche i pesci di mare devono eliminare un po' di sale, perché ne assorbono tanto dall'acqua che li circonda, e questa funzione è svolta da speciali «cellule saline» vicino alla pelle e nei reni.


Radicchio V1.6 ® Dino