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Giuseppe Lombardo Radice

(clicca per ingrandire.)
di Anna Maria Iorio
La nostra scuola prende la sua denominazione da un personaggio che è stato importante per la cultura italiana, ma oggi la sua vita e le sue idee sono poco conosciute…cerchiamo di sapere chi è, anche perché ogni volta che indichiamo la nostra scuola noi ripetiamo il suo nome e il suo cognome e succede che qualcuno sia convinto che abbia un doppio nome : Giuseppe e Lombardo, invece è doppio il suo cognome: Lombardo Radice !!! Lombardo è il cognome di suo padre (Luciano Lombardo) e Radice è il cognome di sua madre (Nunziata Radice)

Giuseppe Lombardo Radice è un pedagogista che si è occupato dei problemi dell’educazione, soprattutto di quella che riguarda gli anni dell’infanzia.
Nasce a Catania il 28 giugno 1879, successivamente, nel 1892, si trasferisce a Messina con la famiglia perché il padre, Luciano Lombardo, lavora nel dipartimento della Difesa Marina. E’ proprio in questo posto avviene un fatto che deciderà del suo impegno nell’ambito dei problemi dell’educazione. Assiste infatti alla malattia ed alla morte immatura della zia Nicolina.
Egli così rievocherà l’accaduto “……la poverina, nelle ultime ore, mi affidò i suoi figlioli……Ricordo come volle stare sola con me per confidarmi le sue preoccupazioni e raccomandarmi i suoi figlioletti. E si spense tenendo la mia mano nella sua. Quell’ora, io credo, ha deciso della mia vita. Infatti io presi con fanciullesca serietà e devozione quel compito sacro…….e mi sentii padre di quei cinque figlioletti”.
Adolescente di appena quattordici anni si sente responsabile di quei cinque cuginetti che gli sono stati affidati dalla zia. Avverte la responsabilità di un fatto educativo che è anche un atto morale e di solidarietà umana.
Questo suo interesse per i problemi dell’educazione diventa più forte nella lettura dei libri di pedagogia delle sorelle più grandi che frequentavano la scuola magistrale. Attraverso queste letture comprende che “educare è un problema” vale a dire che il processo dell’educazione è un fatto impegnativo e complesso perché le sue implicazioni nella vita di una persona sono significative.
Si laurea in Filosofia alla scuola Normale di Pisa dove conosce Giovanni Gentile. Comincia ad insegnare giovanissimo nel ginnasio di Adernò (1903), oggi Adrano, in provincia di Catania. Passa poi alla scuola Normale maschile di Foggia ed a quella di Messina(1908). Nel 1911 viene nominato professore ordinario di Pedagogia nell’Università di Messina.
Rispetto alla figura dell’intellettuale piuttosto lontano dai concreti problemi del mondo della vita, Lombardo Radice appare subito molto diverso. Lo troviamo impegnato a Messina nella ricostruzione del dopo terremoto; impegnato nelle iniziative sanitarie ed umane durante l’epidemia del colera a Catania nel 1911; volontario al fronte durante la prima guerra mondiale dove è solito intrattenersi con i soldati per cercare di rianimarli nei momenti difficili, soprattutto dopo la disfatta di Caporetto, ma anche di capirne i problemi e le difficoltà. Insomma, partecipa attivamente ai problemi del proprio tempo impegnandosi in prima persona con grande determinazione, volontà e forza d’animo. Non assomiglia per nulla ad una sbiadita figura di intellettuale retorico e parolaio tanto di moda nel periodo fascista. Questa sua personalità incline alla partecipazione responsabile la si ritrova nell’impegno che pone, insieme alla moglie Gemma Harasim, nell’osservazione e nella cura educativa dei tre figli Giuseppina, Laura e Lucio. Anzi proprio da questa esperienza di educazione in comune con la moglie trarrà delle conclusioni che analizzeremo alla fine.
Nel 1922 viene chiamato a Roma da Giovanni Gentile per collaborare alla riforma della scuola voluta dal fascismo. Si occupa esclusivamente del comparto della scuola elementare redigendone di persona l’impalcatura formale ed i programmi. Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, consegna le dimissioni. Tuttavia resterà sempre convinto difensore della riforma generale della scuola del 1923 difendendo in particolare la scuola elementare.
La difficoltà di interpretare in modo univoco il pensiero pedagogico di Giuseppe Lombardo Radice nasce probabilmente dalla sua personalità poco incline ai voli pindarici della pura teoria e fortemente legata all’impegno concreto, all’organizzazione delle strutture operative, alla verifica degli obiettivi raggiunti.
Ebbe infatti a dichiarare che aveva dovuto fare un percorso inverso a quello di altri: era dovuto arrivare alla filosofia attraverso l’esperienza concreta della pedagogia. Pur polemizzando con le pretese della pedagogia positivista di ridurre l’educazione ad un addestramento cognitivo tuttavia egli ritiene che il pedagogista serio e scientifico “deve mantenere il contatto con la realtà dei processi educativi”.
Proprio per questa concreta dimensione dell’atto educativo egli afferma che “la scuola è una rivoluzione in cammino”. Il termine rivoluzione indica l’idea di una scuola capace di modificare costantemente i suoi assetti costituiti ed il vissuto di chi vi partecipa.
Egli afferma infatti che “insegnare vuol dire sempre……… rielaborare, rinnovare il sapere, farlo rinascere come apprendimento nuovo in se stesso”. L’educazione dunque come schema rielaborativo e critico del sapere, che si rinnova attraverso l’opera dell’insegnamento-apprendimento.
Tale concretezza dell’atto educativo permette al Lombardo Radice di rivendicare “onestà” alla lezione che prende le mosse dall’ambiente che circonda l’alunno, “osservando il paese in cui questo vive, le tradizioni sociali, gli usi pubblici e privati, la lingua………gli aspetti del territorio, le sue risorse, le sue possibilità”.
Per Giuseppe Lombardo Radice la scuola è vista nel suo radicamento al territorio e nei bisogni che questo esprime; l’educazione non può prescindere dalla spazialità concreta nella quale vive l’alunno.
Giuseppe Lombardo Radice esprime una visione generale del mondo della vita, che fa da sfondo a tutto il discorso sui fini generali dell’educazione. Per ogni individuo che si occupa di pedagogia la domanda sul come e sul cosa dell’insegnamento finisce per richiedere anche la risposta al perché si educa: per quali fini!
Trascriviamo alcuni punti nei quali si coglie in modo sintetico il senso generale che Lombardo Radice attribuisce al significato generale dell’educazione.
“Il bambino, egli scrive, ha un mondo che è lo stesso nostro mondo, guardato però con i suoi occhi. Occhi curiosi ma instabili che colgono lo spettacolo della vita ma senza profondità e, con difficoltà, passano all’interno, all’anima. Avviciniamolo ed aiutiamolo a scoprire una ragione ed un significato più profondo delle cose………in rapporto all’uomo………In una parola: facciamo che egli prenda possesso del suo mondo del quale aveva una consapevolezza incerta e crepuscolare”.
L’educazione fa diventare grandi, questo avviene attraverso la crescita del livello di consapevolezza che il bambino ha delle cose che lo circondano e del loro significato in rapporto alla sua condizione umana.
Ma cosa significa esattamente per Lombardo Radice “essere uomo”?
Trascriviamo la sua risposta: “Essere uomini vuole dire vivere pensando, determinarsi consapevolmente, svolgere se stessi e volersi svolgere valutandosi continuamente”
Fare di una vita la propria vita è il compito dell’educazione! Essere consapevoli delle proprie scelte e avere maturato la volontà di attuarle significa entrare nella dimensione specifica dell’essere umano completo che fa parte a pieno titolo dell’umanità. Questo è dunque lo scopo finale a cui tende l’educazione: l’autonomia della dimensione umana nella consapevolezza di un percorso potenziale e cosciente nel quale le cose vengono lette in una dimensione di arricchimento per l’uomo.

Concludiamo ricordando il suo impegno a favore di un’educazione per le donne e per una loro pari dignità umana.
La concezione dominante sulle donne all’inizio del Novecento voleva che queste avessero una maggiore “debolezza” rispetto agli uomini: “Tutti gli argomenti contrari alla parità di educazione tra i due sessi si assommano in quello che considera come limitata la destinazione della donna per la sua relativa debolezza. La natura, si dice, ha fatto la donna debole e bisognosa di protezione”. Ma proprio per questo motivo, se fosse vero, dice Lombardo Radice, “bisognerebbe aiutare la donna a liberarsene attraverso l’educazione………perché il mondo umano non è la mera naturalità ma il superamento di essa……… La pretesa debolezza femminile non è motivo per limitare la vita spirituale della donna, per non umanizzarla, così come si umanizzano tutti i giovani esseri umani senza distinzione prese dalla vita fisica”.
La conclusione moderna di Lombardo Radice è nell’affermazione che proprio attraverso l’educazione e la cultura le donne possono superare il loro presunto stato di inferiorità. Anche la precisa idea che l’educazione dei figli non sia un fatto esclusivamente femminile, ma che riguarda entrambi i genitori, è un’ulteriore conferma della modernità di alcune intuizioni del “nostro” Giuseppe Lombardo Radice.

Giuseppe Lombardo Radice e ”la scuola serena”
Scuola serena: perché?
L’espressione “scuola serena” indica il tipo di scuola elementare da lui pensata.
«È una scuola per ragazzi vivi ragazzi veri, non ridotti a cose»
L’insegnante ha un ruolo attivo e critico come educatore di “anime” e di“cittadini”
La lingua e il disegno rappresentano i mezzi di espressione della personalità del bambino
Il fine della scuola serena è infondere nei ragazzi l’idea del bene e l’idea del bello.



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